In questo strano periodo, alcune maschere stanno dissolvendosi; a volte guardandosi attorno, si ha come l’impressione di essere in una stanza in cui una vecchia tenda polverosa sia caduta e la luce abbia iniziato a illuminare qualche cosa, la quale per troppo tempo era rimasta nell’ombra.
Così, non solo nella normale profanità esistenziale ma anche in alcuni percorsi spirituali, iniziatici, per lo più molto differenti dal nostro, vari veli possono essersi lacerati e si scopre che non è affatto raro imbattersi in persone le quali, forse, non sarebbe stato opportuno che si trovassero proprio lì.
Poi, magari ci si potrebbe ricordare che tra le varie bizzarre stranezze, quelle stesse, a fronte di maschere di bonomia, avevano già manifestato più volte, anche una particolare propensione ad assumere atteggiamenti di superiorità nei confronti del prossimo, mostrando una sorta di costante, evidente fastidio verso chiunque. Quindi, non dovrebbe risultare difficile comprendere che costoro esercitando in maniera così particolare un tale comportamento, lo abbiano fatto e lo facciano anche interagendo su più livelli, senza tenere in nessun conto di eventuali suggerimenti, proposte o richieste.
Ho accennato in premessa tutto questo anche in funzione di fatti di cronaca che ormai si succedono quotidianamente, per descrivere un eventuale atteggiamento o in dettaglio, l’habitus di persone che in questo nostro tempo, non di rado, sembrerebbero sopravvalutare il proprio valore.
In genere, ciò caratterizza la predisposizione di chiunque nel cercare di chiedere più di quanto gli sia dovuto, soprattutto quando chi soffra di questa abitudine, supponga di avere autorità ma manchi di autorevolezza.
Inoltre, nel caso di tendenze a rivendicare cose per sé senza giustificazioni, ad attribuire difetti per altri, senza motivo, si tratta di situazioni che possono manifestarsi, soprattutto in ambiti ove i valori tradizionali risultino oggettivamente contaminati (quindi non solo nel sociale ma anche nei cosiddetti percorsi iniziatici).
Secondo vari studi, si tratterebbe di condizioni psicologiche più legate ad un intimo bisogno di vittoria, invece che alla riconciliazione che le interazioni “amichevoli” potrebbero promuovere.
Quanto ho accennato sembrerebbe potersi percepire come un insieme di atteggiamenti e di comportamenti finalizzati unicamente o in maniera molto spiccata, al conseguimento dell’interesse di chi ne sia autore, il quale perseguirebbe i suoi fini anche a costo di danneggiare o comunque di limitare, gli interessi del prossimo. Contemporaneamente, per costoro si potrebbe notare anche la tendenza a valutare sempre giuste, reali, le proprie capacità e l’attrazione che si vorrebbe mettere in atto verso gli altri, anziché prendere in considerazione differenti opzioni più realistiche.
Non sono affatto situazioni nuove e neppure facilmente etichettabili; ad esempio, in uno dei suoi aforismi, nel secolo scorso, Mason Cooley scrisse che “…la vanità, nutrita bene, diventa benevola. Se affamata, diventa maligna…”. Certo è che non solo in un ambito iniziatico, si dovrebbe coltivare come metodo, un sano dubbio in merito alla conoscenza non solo di sé stessi.
Però, allorché si privilegiasse la tendenza a favorire la crescita di un forte senso di autostima, di fiducia solamente nelle proprie capacità (non solo culturali) e di essere vincenti nello stato sociale, ecc. unito a gratificazioni conseguenti all’affermazione di sé, di un proprio importante risultato o di quello di un gruppo con cui ci si identificasse, tutto ciò potrebbe portare psicologicamente a timori riguardanti la paura di farsi derubare dei propri meriti o di essere denigrati per i propri difetti. Tornando in un ambito iniziatico, tutto questo quando si manifestasse, potrebbe portare ad una personale involuzione spirituale ma non di rado, anche a quella di un intero gruppo.
Come accennavo all’inizio, potrebbe capitare che diverse tende polverose possano ancora cadere ovunque.
Per tutti noi sarà opportuno osservare cosa potrebbe essere conseguentemente svelato dalla Luce.
Ad ogni modo, continuando a guardarci attorno, ormai non è affatto raro notare, ove la Luce riesca a penetrare, una situazione di più cose o di persone mescolate, riunite insieme alla rinfusa con conseguente disordine, scompiglio, tumulto.
In genere, ciò è anche fonte di perturbazioni spirituali, con ripercussioni sul piano fisico, materiale, ove sono sempre più probabili i cosiddetti “nemici” che operano allo scopo d’ingannare nell’interpretazione di ciò che accade, portando anche a scambiare una persona o una cosa per un’altra, sia per le somiglianze esistenti fra loro, che per altri motivi.
Disordine mentale, incapacità di ordinare le idee, possono svelarsi temporanei o persistenti, caratterizzati da annebbiamento del pensiero, turbamento emotivo e talvolta da disorientamento nel tempo e nello spazio.
Però in tali situazioni, per qualcuno può diventare agevole alterare, per lo più deliberatamente, la realtà dei fatti ma anche una situazione o un concetto, in modo da suscitarne un’interpretazione distorta.
Spesso le ideologie mistificano la natura dei rapporti umani, tendendo ad ingannare una o più persone carpendone la buona fede. Nell’ambito di coloro che ricercano vie e metodi per un’evoluzione, sia personale, che collettiva, esistono percorsi spirituali affini, dal momento che posseggono molte caratteristiche simili ed un probabile scopo finale comune, ma a ben vedere le loro metodologie e soprattutto il loro ambiente essoterico sono spesso assai differenziati, diversi e ciò è di grande rilevanza, anche solo ai fini del conseguimento di risultati concreti nel cammino di ognuno.
Da sempre, le suggestioni culturali e psicologiche (religiose, linguistiche, sociali etc.), sia individuali, che relative ad una specifica comunità, hanno caratterizzato quale percorso fosse più adatto a un determinato individuo. Certamente ci sono sempre le eccezioni a questa regola.
Osserviamo anche che in alcuni percorsi particolari, come dovrebbe essere per altro noto (e quindi anche nel nostro caso), sono suggeriti studi riguardanti: Alchimia, Ermetismo, Astrologia ed altre materie tradizionali, perché ritenuti particolarmente importanti e fonte di vera conoscenza, il cui studio rimane estremamente auspicabile, come in particolare anche quello kabbalistico sul quale sarebbe necessario un approfondimento a parte, in altra occasione. Però, a tal proposito, si potrebbe notare che già anche nel Rinascimento, molteplici vie Tradizionali si presentavano probabilmente, a volte, in modo solo apparentemente innovativo e forse anche confuso ma in ogni caso, non facilmente comprensibile.
Così, mi permetto qualche citazione mutuata da varie note storiche inerenti anche alla tradizione kabbalistica con influssi cristiani, comparsa in Occidente: Pico della Mirandola ipotizzò e promosse una visione sincretica combinando platonismo, neoplatonismo, aristotelismo, ermetismo e kabbalah.
Heinrich Cornelius Agrippa (1486–1535) scrittore occulto, teologo, astrologo ed alchimista, tramite la pubblicazione della “De Occulta Philosophia”, evidenziò teorie di provenienza anche kabbalistica, in linea con quelle che allora apparivano consuete dissertazioni sulla magia teorica e pratica. Il sincretismo ermetico di Pico fu ulteriormente sviluppato da Athanasius Kircher, prete gesuita, eclettico ermetista, che scrisse opere importanti aggiungendo oltre agli elementi kabbalistici anche altri, come l’Orfismo e la mitologia egizia.
Quindi, anche il problema della possibile tendenza alla “confusione” nell’approccio non consono a tutti, per le tradizioni antiche (purtroppo così evidente in questa nostra modernità) sembrerebbe essersi presentato e continuare a riproporsi in modo ciclico, in varie forme.
Ad ogni modo, se malauguratamente in questa nostri tempi, come spesso accade, a tutto ciò si aggiungesse da parte dei singoli soggetti: ignoranza e passionalità materiale fuori controllo (anche questo sembrerebbe manifestarsi), allora la decadenza e la dissolvenza spirituale potrebbero configurarsi come inevitabili e in alcuni casi, irreversibili.
Come ho già avuto occasione di dissertare in altre occasioni, con gli evidenti limiti del mio pensiero in queste brevi note, accenno a tutto questo perché a volte, malgrado ci si ritrovi oggettivamente “vicini”, sia all’interno del proprio percorso spirituale ma anche a quello di altri, spesso ci si divide per motivi banalmente umani: per gelosia o per orgoglio; però, se ci si svegliasse dal sonno delle personali passioni, si dovrebbe prendere atto che nel mondo esistono vie spirituali disponibili per tutte le donne e gli uomini di desiderio, senza che ci sia bisogno di gareggiare e di contrastare l’altrui sfera di azione.
Inoltre, ad esempio, andrebbe premesso che in vari casi pur essendo liberi di farlo (così come testimoniano molti tra noi, aderendo a diverse Fedi), sulla nostra via non si hanno affatto obblighi di affiliarsi o di partecipare ad alcun culto religioso e/o a una specifica struttura ecclesiastica ma è indispensabile avere un “Credo”, altrimenti non si comprenderebbe alcunché delle nostre liturgie e dei nostri metodi formativi. Sarebbe inutile ed in alcuni casi anche dannoso chiedere di essere da noi accolti.
Forse sarà opportuno ricordare ancora una volta, che un vero ricercatore incede umilmente, con tutti i personali difetti e limiti, tentando d’individuare e di percorrere quella che potremmo immaginare di definire come “Vera Via”, che è unica, tradizionale e comune a tutti gli uomini. Storicamente parlando, spesso le religioni si sono configurate tramite organizzazioni ecclesiastiche o similari, ma forse non sempre si sono avvicinate correttamente all’Unicità (concetto che è comune nella maggioranza dei percorsi iniziatici e che nel nostro caso, pur non essendo affatto identificabili come una religione, immaginiamo essere riferito al Supremo Artefice o comunque lo si voglia chiamare), ma anzi hanno permesso al genere umano di lasciarsi distrarre e contaminare spiritualmente, consentendo purtroppo l’infiltrazione di passioni e delle conseguenti azioni riguardanti cose materiali come ad esempio: il denaro, il potere, il piacere, la politica, le competizioni, ecc. con tutto quello che inevitabilmente si legge poi nelle cronache non solo dei quotidiani o si ascolta dai Media televisivi.
Però, pur senza obbligo di culto, ciò non toglie che chiunque possa, debba, vivere secondo i sani precetti filosofici suggeriti dalle grandi religioni; quindi, a esempio, secondo la “rettitudine” desunta anche dai precetti fondamentali contenuti nelle Scritture riportate nella Bibbia (però, lo ricordo ancora una volta, in molti casi sarebbe necessario andare ben al di là di ciò che si percepisce dalla lettura superficiale del testo). Inoltre, soprattutto nel frequentare le riunioni previste, per ognuno si dovrebbe evidenziare un peculiare retaggio individuabile durante le cerimonie teurgiche, con caratteristiche specifiche della ritualità in cui si fosse stati accolti.
Ad esempio, nell’apertura del Vangelo di Giovanni (ove questo venga utilizzato, come nel nostro caso), ciò potrebbe indirizzare verso altre Scritture e inevitabilmente anche verso aspetti complessi della tradizione kabbalistica di cui sono pervase più o meno esplicitamente, le nostre liturgie proprie di varie Camere a cui si possa avere legittimo accesso.
Va comunque tenuto presente che per conoscere realmente quale sia lo scopo di ognuno e dell’umanità nell’universo, non è sufficiente adagiarsi sui punti di vista di altri anche se possono apparirci condivisibili.
Credo che si dovrebbe avere il dovere, di fronte al Supremo Artefice, di cercare ciò che sfugge alla propria mente egoica, di esplorare la realtà sia interiore, che esteriore, camminando veramente alla ricerca della Verità.
In primo luogo, quindi, il personale compito potrebbe svilupparsi anche nell’esplorare sulla via che si stia percorrendo, i testi liturgici a cui si abbia titolo di accedere, per tentare di trovare in essi il significato nascosto, la Verità oltre l’apparenza. Ma non basta. Oltre a questo, anche i lasciti provenienti da filoni filosofici come quelli ermetico-alchemici, astrologici e soprattutto kabbalistici vanno esplorati unitamente alle scritture delle grandi religioni e in particolare di quelle ebraico-cristiane che ci sono più vicine.
Mi permetto d’insistere ripetendomi con questi suggerimenti perché, per quanto riguarda quelle orientali, risulta evidente che molti ne ignorano quasi completamente: natura, filosofia, essenza, ecc. e neppure ne conoscono la lingua originale con cui sono state scritte (elemento di cui tutti dovrebbero comprendere l’importanza, anziché basarsi troppo facilmente, su traduzioni purtroppo spesso anche sbagliate, fornite da altri). Quindi, se proprio lo si volesse, sarebbe forse meglio, in generale, approcciarle in un secondo momento, ma con molta prudenza e umiltà, visti i possibili limiti personali.
È opportuno che almeno all’inizio di ogni percorso, ognuno si avvalga delle simbologie e della spiritualità, tipiche della propria cultura. Però, in merito a questo, mi ripeterò riprendendo alcune delle cose che ho già evidenziato, anche nel suggerire una particolare attenzione nell’evitare di scivolare accidentalmente dell’alveo di coloro che più o meno enfaticamente, fanno esagerato sfoggio di cultura, ma che alla fine dicono ben poco di oggettivamente utile per dare senso ad una ricerca spirituale, per comprenderne veramente il valore, per cercare di migliorare sé stessi in particolare e quindi, contemporaneamente il mondo in generale.
A tal proposito, riporto una sintesi interessante di Georges Canguilhem (filosofo ed epistemologo francese) che mi ha indotto a prestare particolare attenzione: “ …Sapere per sapere non è per nulla più sensato che mangiare per mangiare, uccidere per uccidere o ridere per ridere; si tratta, infatti, a un tempo, di un’ammissione che anche il sapere deve avere un senso e di un rifiuto di trovare ad esso un senso diverso da lui stesso…”.
Ovviamente vari altri hanno dissertato su questo argomento. Infatti, ritornando anche molto indietro nel tempo, potremmo trovare nello stoicismo eclettico di età imperiale, romana, un personaggio come Seneca, il quale offriva un suo punto di vista riguardante la filologia come studio del linguaggio e del concetto riguardante una pura e futile ricerca erudita o di un esercizio dell’intelletto, i quali non avrebbero avuto giustificazione se fossero stati divisi da un’auspicabile, concreta, evoluzione spirituale. Si narra che avesse stilato una personale lista di coloro che, dal suo punto di vista, avrebbero perso il proprio tempo in faccende di poco conto, arrancando nella vana fatica di apprendere le vacuità e così facendo, si sarebbero allontanati dalla Verità.
Si sarebbe trattato e si tratterebbe anche oggi, di essersi dedicati con passione alla pedanteria, da lui etichettata come una vera e propria malattia. Dunque, se fosse solo fine a sé stessa, l’erudizione risulterebbe totalmente inutile; inoltre, una folta quantità di nozioni non impedirebbe mai a nessuno di commettere gli stessi errori compiuti in passato. Infatti, non lo renderebbe più forte, più coraggioso o più giusto. La “Conoscenza” quindi, in percorso di ricerca spirituale, si acquisisce soprattutto attraverso un processo di conquista del silenzio interiore, depurato dal rumore delle passioni collegate anche alle esigenze materiali. Così, non ci si limiterebbe solo ad un sapere preso a prestito ma soprattutto ci si avvarrebbe dalle scelte e dalla conseguente messa in pratica quotidiana di ciò che si potrebbe aver intuito e poi compreso, in armonia con ciò che si potrebbe aver assunto anche culturalmente.
Quindi, quando ci si predisponesse a studiare, a meditare sui testi delle liturgie, si dovrà essere consapevoli che si dovranno affrontare spesso diversi problemi; ad esempio:
• Un linguaggio criptico ermetico-alchemico (uno tra i vari utilizzati), allegorico.
• La risonanza simbolica di ciò che si potrebbe intuire e comprendere dal testo, con elementi della personale interiorità.
• L’esigenza di mettere in essere nella vita quotidiana, le eventuali scelte conseguenti ai suggerimenti decriptati e accettati. Quindi riferendosi per comodità al punto di vista alchemico, ci si dovrebbe continuamente chiedere se i personali fornelli siano pronti e che cosa si dovrebbe fare di quella materia nera che rappresenta ognuno. Ovvero, mantenendo questo tipo e modalità di suggerimenti simbolici, si dovrebbe valutare se quella materia ormai putrefatta sia pronta per il successivo lavoro della Grande Opera. Si dovrebbe riuscire ad osservare se sottoponendola al calore, si riuscirà a produrre la cenere purificata da tutte le sue parti combustibili.
Forse la si dovrà trasformare in sale per separarne tutte le parti che ancora risentono dell’origine terrestre. Poi, se ne separerà il mercurio e da questo si comporrà l’elisir che è la quintessenza ricercata.
Di solito, si riesce a descrivere come può essere avvenuta la putrefazione di questa materia e come la si possa “calcinare”.
Le altre operazioni le si apprendono, solo se ne si è capaci, con lo studio e l’iniziazione.
Con molta probabilità, non sarà sufficiente calcinare la materia sottoponendola all’azione dello spirito igneo.
Per questo è importante che coloro i quali abbiano visto la direzione dei raggi degli astri, siano riusciti ad acquisirne conoscenza.
È infatti necessario che l’operazione si compia in determinati momenti, sotto l’influsso di determinati astri e degli spiriti sublimi che li presiedono.
La scienza degli astri e dei loro protettori è difficile e le indicazioni variano da un giorno all’altro e da una ora all’altra; ogni pianeta è come il dio Giano dei romani: ha due facce, una positiva e l’altra negativa, a seconda delle morali che reggono i popoli ma non di quella che regge l’iniziazione.
Come tutte le cose che imitano il Creatore, i pianeti e i loro spiriti sono androgini: maschili e femminili, positivi e negativi, buoni e cattivi, belli e brutti. Le loro influenze sono duplici.
Bisogna sempre tener presente che nell’universo tutto è retto dall’equilibrio rappresentato dalla legge dei contrari; è per questo che non è sufficiente conoscere i poteri dei pianeti e dei loro spiriti.
Concludendo dopo aver letto e riletto il testo dei suggerimenti e forse anche meditato, ci si potrebbe rivolgere di nuovo qualche domanda (forse, sempre le stesse):
Perché ho intrapreso questa strada? Quali sono i miei veri obiettivi? Voglio veramente mettere in pratica ciò che potrei aver intuito e poi compreso? Nel frattempo che ambienti e quali persone frequento? Costoro hanno un “credo” oppure sono oggettivamente “atei”? Se non hanno aspirazioni simili a quelle che immagino siano le mie, perché li frequento?
Sarà opportuno, necessario, tentare di rispondersi in piena coscienza.
Renato Salvadeo (S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫)
L’articolo è contenuto nel numero di gennaio 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Attraversando vari livelli di riflessione — dal disvelamento delle maschere interiori al rischio di deviazioni nei percorsi iniziatici — si analizzano dinamiche individuali e collettive legate all’ego, all’autosuggestione, alla perdita del senso del sacro e alla degenerazione di certi ambienti spirituali. Si invita a un ritorno alla disciplina interiore, alla rettitudine, al servizio disinteressato, sottolineando la necessità di studio rigoroso, silenzio operante e coerenza tra liturgia, simbologia e prassi quotidiana.
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