La Reintegrazione nell’Uno (Personali Approfondimenti su Diversi Percorsi)

a. Premessa

Prima di dissertare su alcuni argomenti tendenzialmente egizi, inizierei con l’osservare come sia molto significativo per chi pratichi, ad esempio, il Rito Scozzese (RSAA), ciò che è descritto nel Rituale: “…La Libera Muratoria non ammette alcuna concezione come definitiva; La Libera Muratoria è fatta per liberare lo spirito dell’Uomo…”.
È in questo principio, che nel RSAA viene descritto già nel IV Grado, quale si dimostri il fine ultimo della Ritualità di tipo scozzese: “…tendere alla massima liberalizzazione mentale e spirituale dell’uomo che in pieno spirito di indipendenza di pensiero, di coscienza e di azione, lo svincoli sempre di più, facendo appello alla ragione, da ogni sudditanza dalle idee che egli possa avere ricevuto in precedenza; quindi acquisite per fede religiosa o per formazione culturale oppure socio-politica e perfino, che tale libertà lo affranchi dallo stesso legame spirituale con la Tradizione offerta dalla stessa Massoneria e dai richiami alle molteplici scuole ieratiche del passato delle quali la Massoneria conserva l’eredità…” ( da Eugenio Bonvicini, “Massoneria di Rito Scozzese”).
Questa rimane la massima liberazione dell’uomo, nel simbolo dell’abbattimento delle colonne del Tempio, punto centrale della simbologia del XXX Grado RSAA, ovvero quando il perfezionamento del Cavaliere diviene l’essere Kadosh, Santo, Puro nello spirito. Sul piano materiale, rimane un dovere puro: quello di essere un uomo socialmente utile, irraggiante sugli altri la luce ed il calore che ha ricevuto. È la negazione della piaga del nostro tempo: l’egoismo.

 
b. Il recupero delle Tradizioni Egizie

Certamente nel corso dei secoli, il mondo antico della cultura greca ha costituito la colonna centrale del sapere occidentale, grazie soprattutto all’adozione romana che ne fece il modello ideologico a cui poi successivamente, si è rifatto il mondo cattolico-cristiano. La Grecia ha rappresentato la madre di quella filosofia occidentale che ha sempre il suo posto di elezione nel potere della mente razionale, laddove la saggezza, oltre che della mente, ha necessità della infinita potenza del cuore.
Gli antichi greci, romani, italici e non solo, hanno da sempre posto una particolare curiosità, a volte morbosa, verso il sapere dell’antico Egitto, come fonte da cui apprendere il sapere nascosto, esoterico.
Lo stesso, mitico Ermete Trismegisto, padre della conoscenza ermetico-esoterica, è stato identificato con il dio Thot, dio della scrittura, scriba di Osiride.
Alla cultura egizia si rivolgevano i grandi filosofi della antichità: da Platone a Pitagora e lo stesso Erodoto chiedevano alla sapienza egizia la chiave della conoscenza per arrivare alla saggezza.
Verso l’Egitto, nel XVIII secolo, si sviluppò un nuovo grande interesse quando questo fu messo al centro dell’attenzione da parte delle correnti di esoterismo in vigore in quel periodo.
È in questo contesto che, verosimilmente, si sviluppa l’idea di una leggenda massonica che, anche sotto il velame ebraico, restituisca a chi sia in grado di capire, l’attenzione dovuta alla ritualità dell’antico Egitto.
Specie negli anni del razionalismo settecentesco, quasi in reazione all’estremizzazione razionale di alcune correnti del periodo, si è sviluppata ed ampliata, la linea tradizionale denominata Muratoria Egizia.
Tale linea potrebbe forse essere ricondotta all’origine di quella che fu, nel Seicento, l’opera di Padre Athanasius Kircher, “ Oedipus Aegyptiacus”, Edipo Egiziano, anni 1652-1654, che rappresenta la più importante opera di egittologia di quel gesuita, filosofo, storico. Athanasius Kircher, nasce il 2 maggio 1602 a Geisa (Turingia), in Germania e muore a Roma il 28 novembre 1680. Fu il più celebre “decifratore” di geroglifici del suo tempo, malgrado buona parte dei suoi presupposti e delle “traduzioni” in questo campo, da allora siano stati smentiti. Tuttavia, condusse uno dei primissimi studi sui geroglifici egizi, stabilendo il legame corretto tra la lingua egizia antica e il copto, per il quale è stato considerato il fondatore dell’Egittologia.
Basandosi sullo studio e l’interpretazione di antichi geroglifici da lui trovati durante le scoperte archeologiche di allora, trovò una relazione con i relativi corrispondenti Sigilli estratti dall’Albero kabbalistico.
Ed in più, padre Kircher nell’ “ Oedipus Aegyptiacus” trovò la chiave delle settantadue lettere corrispondenti ai Nomi Divini con i relativi corrispondenti Sigilli dei settantadue angeli, estratti dall’Albero Kabbalistico.
Kircher adottò un particolare tipo di interpretazione nella lettura dei geroglifici trovati, una lettura “religiosa”, con elementi definiti del primo cristianesimo. Kircher ebbe un atteggiamento diverso da quello del traduttore “moderno”, leggendo l’aspetto simbolico dei geroglifici piuttosto che quello semantico. Pose una enorme attenzione sulle caratteristiche analogiche della corrispondenza iconica tra segno e oggetto denotato; questo con intuitività, cioè comprendendo tramite l’intuizione e con la “motivazione”, nel trovare che ogni elemento grafico è motivato nella sua forma. Trovò così un simbolo da ogni lettera o segno. Da qui, il notevole interesse che la sua opera suscitò allora negli studiosi e la testimonianza di una rinascita di interesse verso l’Egitto.
Obiettivamente, si deve riconoscere che la cultura occidentale è sempre stata portata alla costruzione del soggetto individuale che crea arte, scienza, tecnica, verosimilmente per creare il suo eterno mantenimento nel post-mortem.
Nell’Egitto, il simbolo vivente era il Faraone, unico uomo sacralizzato in vita, unico a essere sacro in Osiride diventando Osiride nel suo post-mortem. (Osiride, ellenizzazione dell’originale egizio Asar).
Un recupero dell’Egitto è significativo appunto nella leggenda di Hiram che ha in Osiride il proprio prototipo, seppur con fondamentali diversità.
È ben evidente come la leggenda di Hiram contenga ed anticipi il sincretistico complesso simbolico della Libera Muratoria. Sicuramente, per gli attrezzi muratori con cui i tre congiurati colpiscono il Maestro Hiram, che sono quelli alla base del lavoro di Loggia; simboli rispettivamente della retta e misurata azione, dell’equilibrio e della volontà.
Sempre simboliche sono le parti del corpo ove Hiram viene colpito dai congiurati; parti che simboleggiano i tre piani (materiale, animico e spirituale), così come rappresentati nei riti di iniziazione: la gola, simbolo della vita materiale; il cuore, sede dell’anima e la fronte, sede dell’intelligenza razionale.
In più, gli atti violenti compiuti dai fratelli traditori, riproducono a loro volta, tre gravi vizi, la menzogna, l’ignoranza e l’ambizione.
“Direi che il mito di Hiram serve a riassumere il lavoro che ciascun libero muratore dovrebbe compiere al proprio interno per essere, giorno dopo giorno, un uomo migliore. Ovviamente, i vizi si presentano come il terreno fertile per le più basse azioni che un essere umano possa compiere: invidia ed ambizione stanno alla base del tradimento, mentre menzogna ed ignoranza sono le fonti dell’infamia.
Come recitano i rituali di massoneria, il primo passo è quello di scavare oscure prigioni ai nostri vizi, sostituendoli con i più alti valori umani: sincerità verso sé stessi ed il prossimo, benevolenza e tolleranza verso l’altrui idea, per raggiungere un grado di maturità da cui possono derivano pregi/virtù dell’uomo libero e di sani costumi; uomo/libero muratore che ha intrapreso la via della Luce, ovvero fratellanza, giustizia e libertà di pensiero.
Dobbiamo ora aggiungere che il pregiudizio è il secondo muro da abbattere; ci rende ciechi di fronte alla realtà, come un fitto velo che avvolge i nostri sensi e che moltiplica l’incapacità di vedere oltre l’apparenza. In qualche modo (molti grandi uomini lo hanno notato prima) a causa del pregiudizio, la forma delle cose ci appare sbiadita mentre la sostanza resta completamente ignota. In tale condizione, è impossibile scorgere la via d’uscita, la scintilla divina che alberga in ciascuno di noi e che può farci respirare l’emanazione dell’essere Supremo, qualunque sia… Dio, Allah etc.” (da “ Hiram e la leggenda di Hiram” di Luigi Sessa edito da Bastogi).
La leggenda è nota: Hiram cade sotto i colpi di suoi fratelli traditori mentre sta per uscire dal tempio. Solo lo sforzo congiunto di tre fratelli lo farà rinascere. Cumont, studioso di religioni dell’età greco-romana, descrive così la vicenda di Osiride, seguendo la narrazione di Diodoro Siculo (quindi una delle tante varianti del racconto millenario): « il dio all’uscita del tempio cadeva sotto i colpi di Set (suo fratello, N.d.A.); si simulavano attorno al suo corpo le lamentazioni funebri, lo si seppelliva secondo i riti: poi Set era vinto da Orus, e Osiride, a cui la vita era resa, rientrava nel suo tempio dopo aver trionfato sulla morte. Lo stesso mito era rappresentato a Roma. Iside oppressa dal dolore cercava in mezzo ai pianti desolati dei preti e dei fedeli il corpo divino d’Osiride le cui membra erano state disperse da Tifone (altro nome di Set). Poi ritrovato, ricostituito, rianimato il cadavere si sprigionava una lunga esplosione di gioia » (F. Cumont, Le religioni orientali nel paganesimo romano, 1906, Roma 1990).
Passiamo ora a ricordare Michael Maier, medico personale di Rodolfo II e poi di Maurizio d’Hesse, alchimista; nella sua vita visitò a più riprese l’Inghilterra. Nel 1612 aveva pubblicato un’interpretazione dei miti greci in chiave geroglifica e alchemica e qualche anno dopo pubblicò “Atalanta fugiens”, un testo con analoghi propositi che s’inscrive come un diadema nella letteratura generata dai manifesti rosacrociani (M. Maier, Arcana arcanissima hoc est Hierogliphica Aegyptio – Graeca, 1612).
Tramite l’emblema XLIV sui segreti della natura, Atalanta fugiens, M. Maier descrive: Con l’inganno Tifone-Seth trucida Osiride e poi disperde le sue membra, ma queste l’inclita Iside raccoglie.
La Siria ha Adone, la Grecia Dioniso, l’Egitto Osiride, ed essi sono il SOLE della Sapienza: ISIDE, madre, sorella, e sposa d’Osiride, riunisce le sue membra, fatte a pezzi da Tifone. L’illustrazione, eseguita fedelmente su indicazioni di Maier, narra il dramma in tre tempi. In alto a sinistra Tifone-Seth, coperto dall’arco, ancora imbraccia la spada sanguinante e ai suoi piedi giace Osiride smembrato. Accanto accorre Iside che rappresenta il secondo tempo del dramma: ritrova il fratello-marito e presumibilmente s’appresta a vendicarlo. Il terzo tempo vede sacerdoti e fedeli scoprire Osiride nel sepolcro di legno, integro, vivo e con gli attributi regali che lo contraddistinguono nella versione di Diodoro. È un vero e proprio ritrovamento al quale partecipano tre personaggi; il contenuto della cassa aperta da un miles romano, desta la sorpresa del secondo miles che lo affianca. Nessuno stupore, invece, nella terza figura all’estrema destra, con le vesti tipiche d’un sapiente orientale che dal Rinascimento distinguono Ermete Trismegisto. Questa illustrazione ermetica di Maier per il mito d’Osiride è con ogni probabilità alle origini della leggenda di Hiram e anche dei tratti essenziali del rituale d’iniziazione al terzo grado della ritualità scozzese.
Anche nel grado di Maestro a disseppellire il corpo di Hiram sono tre persone, il Maestro Venerabile e i due Sorveglianti. Proprio i Sorveglianti esprimono stupore perché da Hiram si stacca la carne dalle ossa, cioè va in pezzi; è smembrato come il re e dio egizio.
Il Maestro Venerabile sa che Hiram potrà essere destato a vita solo dallo sforzo congiunto di tutti e tre. C’è da aggiungere che tra Maestro Venerabile e Sorveglianti, esiste lo stesso rapporto che corre tra i due soldati e il sapiente: i Sorveglianti… sorvegliano, al pari dei militi armati di spade, mentre il Maestro Venerabile è il depositario della Sapienza. La leggenda hiramitica è descritta nei rituali massonici che sono scritti in inglese, ossia nella lingua di Elias Ashmole (1617-1692).
Il suo ruolo nella nascita della Massoneria Ufficiale è e rimane di primaria importanza. Fu un celebre umanista del tempo, membro della Royal Society, iniziato alla Massoneria il 16 ottobre 1646, autore del Theatrum chemicum britannicum, neo-druida, era un rosacroce ed estimatore dei Templari. Sono sempre gli anni della grande attenzione di interesse verso l’Egitto, vedi anche Kircher.
Come scrive Michel Raoult, “Elias Ashmole è considerato nella tradizione druidica del Druid Order, come colui che ha trasmesso ai primi massoni speculativi l’iniziazione corrispondente alle tre funzioni tradizionali del druidismo: quella di ovate, di bardo e di druida, le quali sarebbero in seguito state raggruppate in un solo grado che non sarebbe altro che il Royal Arch della Massoneria e per occultare i fatti, sia chiaro, con una leggenda biblica sovrapposta al grado, senza alcun rapporto con alcuna tradizione druidica che sia”. (Michel Raoult, Les Druides – Les sociétés initiatiques celtiques contemporaines – Ed. du Rocher).
Una tradizione muratoria vuole che sia stato Ashmole a creare il grado di Maestro e gli alti gradi, almeno fino al grado XIII e poi al grado XIV dove troviamo una base iniziatica che è caratterizzata dalla leggenda dell’Arco Reale. In quel grado sarà ritualmente ripetuta dal Gran Cerimoniere, fin dal ricordo di Enoch, il sesto della discendenza di Adamo, per poi snodarsi fino alla costruzione del tempio di Salomone con i nove archi della sala sotterranea, ove il Re Saggio si ritirava assieme ad Hiram. Ashmole conosceva molto bene Michael Maier.
Un manoscritto inglese della Themis Aurea di Maier, del 1656, descrive struttura e leggi della confraternita Rosa-croce come se fosse un ordine cavalleresco e reca in frontespizio una dedica ad Ashmole. Ashmole cita Maier, proprio in apertura del Theatrum chemicum britannicum; lamenta l’oblio in cui sono caduti i «filosofi» inglesi perché come i Rosacroce, si sono limitati a somministrare: «la loro medicina in segreto. Ma in altre terre straniere hanno trovato un’accoglienza più degna. Ne è testimonianza ciò che Maier e molti altri hanno fatto. Il primo venne dalla Germania a vivere in Inghilterra, allo scopo di poter capire la lingua inglese, per tradurre l’Ordinal di Norton in versi latini; cosa che fece con acume e dottrina. Però (sia detto a nostra vergogna) l’accoglienza che gli riservammo fu pessima per uno studioso tanto meritevole (Elias Ashmole, Theatrum chemicum britannicum, Londra 1652).
Ad ogni modo, l’uccisione di Hiram e la successiva resurrezione dopo il ritrovamento della tomba, simboleggia il percorso iniziatico all’in terno della massoneria per accedere al grado di Maestro.
La Massoneria Scozzese si prospetta come un “sistema morale” ma non si propone come un programma salvifico per il suo appartenente. La via iniziatica offerta dalla Massoneria è una via di conoscenza.
Riguardo al Rito di Miztraïm e Memphis, l’Egitto ci viene incontro con tutta la sua forza iniziatica. Per il pensiero faraonico, il mondo metafisico (meglio: non materiale) si riversa in quello fisico (meglio: materiale) e lo impregna di significato.
La consapevolezza egizia è quella di un mondo fisico (materiale) circondato da un mondo spirituale o addirittura fuso con esso. La rappresentazione fisica del mondo (terra, atmosfera, cielo) è simbolica e presuppone la capacità di vedere attraverso il fisico, per penetrare nella sua interiorità. È l’intus ligere proprio dell’intelletto, che non è la ragione. L’iniziazione deve condurre ad una visione intuitiva, che “penetra nelle forze e negli esseri che esistono nello «spazio spirituale», e che cogliamo nelle raffigurazioni simboliche”.
Nei Riti Egizi, la vita dell’iniziato oscilla tra due poli, materia e spirito, bene e male, gioia e dolore. Tutto il percorso dell’iniziazione deve condurci (a seconda della specifica via: maschile o femminile) dalla Luna al Sole o viceversa, ma soprattutto dalla materia all’essenza divina.

c. La Osirificazione

Questa si può identificare come un importante fine del Rito Egizio, ovvero, l’identificazione con Osiride, divenire cioè un Corpo di Luce, secondo come le varie scuole intendono definire il processo di Reintegrazione nel Padre: riunire ciò che è sparso, armonizzare il proprio essere con il pulsare della Luce e promuovere la supremazia dello Spirito sulla materia. Quindi, oltre il significato della rinascita del Maestro Hiram.
Osiride, spirito puro, si unisce ad Iside, generando Horus, elemento nuovo reintegrato.
Con il termine OSIRIFICAZIONE si può intendere, in ambito massonico tradizionale, la Riunificazione di ciò che è sparso, così come nel Mito si racconta che fece Iside con le parti del corpo di Osiride smembrato da Seth.
È un mito della Riunificazione di ciò che è sparso che riporta alla mente il Ritorno al Padre, al Principio Uno di tutte le Credenze filosofico-religiose.
Il processo di “Osirificazione” inteso come “riunire ciò che è sparso”, è un concetto molto antico. È già presente nella tradizione vêdica; secondo essa, infatti, “ciò che è sparso” sono le membra del Purusha primordiale che fu diviso nel primo sacrificio compiuto dai Dêva all’inizio dei tempi e da cui nacquero, grazie a tale divisione, tutti gli esseri manifestati.
Si tratta di una descrizione simbolica del passaggio dall’unità, alla molteplicità, senza di cui non potrebbe effettivamente esserci alcuna manifestazione.
Tramite il concetto della “riunione di ciò che è sparso”, secondo la tradizione vêdica, si accenna alla ricostituzione del Purusha quale esso era “prima dell’inizio”, nello stato non-manifestato, quindi il ritorno all’Unità.
Purusha viene anche definito anche Vishwa-karma, cioè il “Grande Architetto dell’Universo”, simbolo dell’Unità per i Massoni di tutto il mondo.
Come scrive Boris de Rachewiltz: “la conoscenza comporta già da vivi e sulla terra, la realiz-zazione dello stato di Akh; in altre parole, la conquista dell’immortalità”. (Boris de Rachewiltz, Il Libro egizio degli inferi, Edizioni della Terra di Mezzo) Erano Iniziati erano che grazie al rituale di iniziazione misterica avevano vinto la morte.
Secondo la psicostasia, rito dell’antica religione egizia che veniva eseguito prima che il defunto potesse accedere all’aldilà, il cuore del defunto veniva posto su un piatto di una bilancia dove era pesato e confrontato con il peso di una piuma, simbolo della dea Maat; antico concetto di verità dell’equilibrio, dell’ordine, dell’armonia e della moralità, secondo il Libro dei morti nel capitolo 125.
Se il cuore, come depositario di tutte le azioni, buone o malvagie, compiute durante la vita, bilanciava la piuma, allora il defunto sarebbe stato dichiarato maa-kheru ovvero “giusto” o “giustificato” ed ammesso al percorso nel regno dei morti. In caso contrario, il cuore sarebbe stato dato in pasto ad Ammit, “colei che ingoia il defunto”, rappresentata ai piedi della bilancia, da un mostro composito che sommava in sé gli animali più pericolosi dell’Egitto: il coccodrillo, il leone e l’ippopotamo.
Il defunto (iniziato), prima di incontrare Osiride, giunge al rituale della pesatura del cuore. Su un piatto della bilancia, retta da Anubis, c’è il cuore e sull’altro la piuma di Maat. Maat, mandata nel mondo da suo padre, il dio-sole Ra, perché allontanasse per sempre il caos, aveva anche un ruolo primario nella pesatura delle anime (o pesatura del cuore) che avveniva nel Dwat, l’oltretomba egizio: la sua piuma era la misura che determinava se l’anima (che si credeva residente nel cuore) del defunto avrebbe raggiunto l’aldilà o meno.
La pesatura non ha significati morali, ma di equilibrio.
Se il cuore è in equilibrio, i piatti della bilancia saranno anche loro equilibrati. “Il cuore equilibrato (spiega Jeremy Naydler) è quello in cui le forze della psiché sono entrate in armonia con l’essenza spirituale dell’individuo, simbolizzata dal cuore”.
(Jeremy Naydler author of “Temple of the Cosmos, Shamanic Wisdom in the Pyramid Texts, The Future of the Ancient World, and Goethe on Science”).
Maat rappresenta la verità, la giustizia e l’ordine, inoltre, Maat è, secondo alcune versioni del mito, la “sposa” di Thoth, patrono delle scienze esatte. L’antitesi di Maat è Asfet, il disordine; Maat è l’ordine, Asfet è il disordine.
Ordine e disordine sono due aspetti della realtà del vivente che sono direttamente connessi con l’omeostasi.
Nella sala Maati (della doppia Maat: verità e giustizia), alla presenza di Osiride, seduto su uno zoccolo a forma di cubito (segno distintivo anche della dea Maat), avviene la psicostasia. Se il cuore è leggero, è in ordine, è giustificato. L’iniziato ha raggiunto l’equilibrio e può dire di sé stesso: “ Ink is maa heru tep ta (Io fui veramente giustificato sulla terra) ”. (Silvano Danesi, “Osiride, la psicostasia e l’omeostasi” Laboratorio Casa della Vita, 2018).
Raggiunto l’equilibrio del cuore, organo equilibrante dell’insieme dell’essere umano, l’iniziato si presenta al cospetto di Asar e così come Asar risorge in Horus (Hur), l’iniziato risorge a sua volta, concludendo il suo viaggio e salendo alla Luce.
Recitare la giusta formula, come nei riti orfici chiaramente debitori del pensiero faraonico, testimonia la sua conoscenza e l’essere “giusto di voce” attiva la sua potenza.
La parola ha, pertanto, un ruolo importante: “ Questa è la parola, la quale è ciò che è all’interno delle tenebre”. L’analogia del Prologo di Giovanni con il testo egizio è del tutto evidente.
Il giusto di voce, colui che si è regolato su Maat (“Io mi sono regolato su Maat”), può dire: “ Davvero Ra ha fatto il nome mio, io ho fatto l’anima in favore di Ra”.
L’iniziato costruisce la propria anima rendendosi consapevole del suo nome e delle varie componenti del suo essere e può trasfigurarsi, ossia diventare Maestro (Osiride-Hiram) e può dire: “Io sono il risvegliato”; sono divenuto un iniziato del pane divino”.
La trasfigurazione hiramitica che sconta la morte del corpo (“la carne si stacca dalle ossa”) libera il corpo di fiamma, così come avviene per Lazzaro (rito di iniziazione) e per lo stesso Gesù, il quale avverte la Maddalena. “Non mi toccare”. Lei non lo può più toccarlo, perché forse il suo corpo non è più di carne ed ossa.
La Massoneria Egizia è operativa e teurgica per sua natura ed origine.
Per finire, riporto poche righe assai esplicative di Giamblico di Calcide:
…gli Egiziani non fanno solo oggetto di speculazioni teoriche, ma invitano ad elevarsi, tramite la teurgia ieratica, alle sfere più elevate, più universali, superiori alla fatalità, fino al Dio ed al Demiurgo, senza servirsi della materia e senza altro aiuto che l’osservazione del momento opportuno…” (Giamblico, de Mysteriis Aegyptiorum; I Misteri Egiziani, Bompiani Editore, anno 2013).

 

Antonio

L’articolo è contenuto nel numero di aprile 2024 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

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Certamente nel corso dei secoli, il mondo antico della cultura greca ha costituito la colonna centrale del sapere occidentale, grazie soprattutto all’adozione romana che ne fece il modello ideologico a cui poi successivamente, si è rifatto il mondo cattolico-cristiano.

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