Il solstizio d’inverno è uno dei momenti simbolicamente più significativi nella tradizione massonica. Nel nostro emisfero, tale periodo segna quello in cui il giorno è più corto e la notte più lunga; in funzione degli stimoli sensoriali che percepiscono il mutamento stagionale, può suggerire d’indagare la propria interiorità per ricercare le inevitabili tracce di oscurità spirituale, prima di emergere nella Luce.
Infatti, nella sensazione di oscurità fisica si nasconde la promessa di una luce che emerge gradualmente, man mano che le giornate iniziano ad allungarsi.
Da una prospettiva massonica, il solstizio d’inverno è simbolicamente associato alla rinascita e alla trasformazione interiore.
La Luce iniziatica è una delle principali metafore riguardanti la crescita spirituale e soprattutto gli obiettivi da raggiungere. I solstizi, con il loro richiamo al ciclo della morte e rinascita, offrono l’opportunità di riflettere sul proprio cammino e quindi sulla continua ricerca della conoscenza superiore e dell’illuminazione.
Se ci si sposta, per quanto possibile ad ognuno, anche su punti di vista kabbalistici, si potrebbe notare che l’ineffabile Luce appare diffondersi lungo l’albero della creazione, attraverso i ventidue sentieri che percorrono i quattro mondi. Destano poi particolare interesse alcuni concetti come a esempio quelli riferiti alle Sephirot: Chokhmah (Intuizione, Saggezza) e Binah (Comprensione), che sembrano guidare l’individuo verso lo svelamento, l’illuminazione e la Conoscenza.
Durante l’evento solstiziale, si potrebbe immaginare che, simbolicamente, la Luce nascente rappresenti contemporaneamente una possibilità di Saggezza, di Intuizione e di Comprensione; a seguito di un preciso lavoro interiore, emergerebbero dopo un periodo di “oscurità” o di difficoltà.
L’assonnamento simbolico dell’ego e il rinnova mento dell’individuo attraversano la notte oscura nella personale intimità, in modo da prepararsi ad abbracciare una nuova consapevolezza e un’illuminazione spirituale accresciuta.
La simbologia rappresenta una Luce emergente, direttamente collegata al viaggio massonico: dall’ignoranza alla conoscenza, dall’oscurità alla Luce.
L’oscurità non è percepita come negativa; piuttosto è vista come una fase necessaria per l’evoluzione e la purificazione. In effetti, quest’oscurità funge da terreno fertile dove l’alchimia interiore può effettuare la trasformazione.
Solo dopo aver navigato in questa fase di macerazione, l’individuo è pronto ad abbracciare la Luce e la conoscenza che lo guideranno nel suo percorso massonico.
La Nigredo, o “l’opera al nero”, rappresenta la fase iniziale del processo alchemico ed è strettamente associata al concetto di morte simbolica all’interno della tradizione. L’alchimia implicita nell’archivio simbolico del nostro percorso serve come suggerimento per la trasformazione e la raffinatezza interiore. La Nigredo incarna l’oscurità iniziale, la decomposizione e il caos che sono essenziali per la successiva rigenerazione.
Nel regno dell’alchimia, il concetto di Nigredo indica una fase in cui la materia prima subisce un processo di rottura e distillazione, simboleggiando la trascendenza delle imperfezioni e la disintegrazione dell’ego.
Questa fase è parallela alla morte simbolica massonica, esemplificata dal passaggio nel gabinetto delle riflessioni e dal testamento che lì viene stilato. Comporta la liberazione dell’individuo dalle identificazioni superficiali e il riconoscimento dei propri difetti. Rappresenta un momento di crisi che sottolinea la necessità di rinunciare a ciò che non è benefico, staccandosi dall’ego e dissipando le illusioni che ostacolano l’illuminazione.
Si può cogliere questa opportunità del solstizio per interpretare questo fenomeno in modo inverso. Invece di dedurlo dal completamento del ciclo della nostra stella, cerchiamo di capire perché si sia attribuito un significato spirituale a tutto ciò nel corso dei millenni, nonostante che la sua essenza fisica appaia del tutto naturale.
Si può intuire che in tutti si trovi un’innata consapevolezza esistenziale riguardante due forze primordiali esistenti ancora prima della stessa umanità.
Si tratterebbe di una forza generativa attiva e penetrante e di un’altra passiva e ricettiva che fungerebbe da matrice della generazione; in qualche modo, così si rappresenterebbe anche il maschile e il femminile. Queste forze possono anche essere interpretate a diversi livelli come: bene e male, luce e ombra.
La loro presenza in tutta la natura, non ci porta necessariamente a contemplare la loro esistenza; piuttosto, potrebbe essere la loro esistenza a plasmare la natura; un’esistenza che potrebbe anche trascendere la natura stessa.
In questa visione, il solstizio o più precisamente, l’interpretazione spirituale che attribuiamo al fenomeno solstiziale, non sarebbe suggerita dal fenomeno stesso, ma sarebbe piuttosto un modo di immaginarlo spostandolo nella consapevolezza interiore dell’esistenza di attività (il sole) e di passività (l’oscurità).
Quando l’aspetto etico si intreccia con questi punti di vista, la situazione diventa più complessa, poiché dovremmo tentare di discernere il bene nella Luce e il male nell’ombra.
Tuttavia, ci si potrebbe chiedere e se non fosse tutto così semplice e schematico? Perché secondo alcuni si dovrebbe eliminare l’ombra, che è passiva e generativa? Facendolo significherebbe anche estinguere la Luce, che è attiva e generativa, rendendo la sua esistenza priva di significato senza la controparte.
I Massoni, chiamati a volte anche Figli della Luce, celebrano ed onorano lo Spirito contemporaneamente alla natura, in quattro occasioni: durante i due equinozi di autunno e primavera e nei due solstizi di estate e inverno; ovviamente con risvolti fisici e conseguenze differenti, a seconda dell’emisfero.
Nel nostro, l’estate è solitamente vista come una stagione prosperosa, mentre l’inverno è percepito come una stagione dolorosa. La prima, tenendo conto delle sensazioni fisiche, sembrerebbe collegarsi al trionfo della Luce e il secondo a quello dell’oscurità. Però, è solo un parziale approccio sensoriale.
Concettualmente, la simbologia potrebbe indur-ci a intuire che ovunque e in generale, ciò che ha raggiunto il suo apice, può solo declinare e ciò che ha raggiunto il suo nadir, può solo iniziare a salire. Quindi a prescindere dalle differenti sensazioni mutuate nelle posizioni diametralmente opposte esistenti negli emisferi, il solstizio è un momento decisivo, risolutivo, di fondamentale importanza per gli sviluppi successi. Corrisponde all’istante in cui il tempo sembra fermarsi; il presente si rivela in un istante di eternità. È un momento di silenzio prima di dare l’avvio ad una nuova fase; può esserlo anche d’introspezione e di meditazione.
Tornado al nostro emisfero, il seme giace dormiente nella terra, aspettando con pazienza il momento giusto per crescere e manifestarsi.
Il Massone subisce un’esperienza simile a quella incontrata nella Cripta della Piramide durante il suo viaggio all’interno della Terra. È un’esperienza interiore impegnativa che ci conduce nel nostro abisso più tetro, isolandoci internamente e consentendoci di penetrare l’essenza delle cose per comprenderne la vera natura. Nelle profondità del nostro essere, durante la notte più lunga del nostro viaggio spirituale, ci rimane solo una torcia, la nostra ragione, che illumina resti scheletrici, mettendoci a confronto di una verità brutale, spogliata dal velo delle illusioni. Si tratta di mettere in pratica i suggerimenti derivati dall’acronimo alchemico V.I.T.R.I.O.L. di cui tutti conosciamo il significato.
Alla fine, nella notte più lunga, forse se abbiamo provveduto a rettificare ciò che lo necessita, c’è anche la possibilità di scoprire quella pietra che era rimasta nascosta e che col tempo, con tanto ulteriore lavoro interiore, potrebbe trasformarsi in pietra filosofale.
La nostra pietra cubica massonica, il fondamento delle intuizioni e delle certezze che lo Spirito esige, potrebbe essere immaginata come una roccia solida e frastagliata, derivata dalla cristallizzazione salina del nostro Sé e quindi dalla costruzione intellettuale, morale che costituisce la Grande Opera.
Al canto del gallo, che annuncia la fine della notte e il trionfo della luce sulle tenebre, il processo risulterebbe completo, segnando l’inizio della fase ascendente a partire dal nostro inverno interiore.
Le celebrazioni servono come occasione simbolica per riunirsi nel personale microcosmo, dove si scoprono nuovi aspetti morali e realtà spirituali che consentono di persistere negli intimi sforzi più significativi. Allo stesso modo, nel macrocosmo, hanno luogo i movimenti delle sfere celesti, all’interno dell’armonia che rigenera l’universo.
Nei nostri Templi, le simbologie astrologiche sono raffigurate attraverso le immagini del Sole, della Luna, della Volta Stellata e delle sue costellazioni.
Tradizionalmente, i solstizi simboleggiano anche le due Porte: la Porta degli Uomini (Cancro – Estate Colonna del Settentrione), attraverso la quale la componente animica si sottopone alle fasi di purificazione, e la Porta degli Dei (Capricorno – Inverno Colonna del Meridione), attraverso la quale, la stessa componente che sia riuscita nell’impresa, emerge ottenendo un auspicabile ritorno all’Unità. Quindi, il solstizio d’inverno ci invita a riflettere, a riunirci e a celebrare il trionfo della Luce sull’oscurità e della vita sulla morte.
Per noi, questo passaggio rappresenta una manifestazione che incarna l’espressione più vivida dell’ideale iniziatico e del duraturo desiderio umano di riconnettersi con il S.A.D.M.
Questo, attraverso il lavoro e gli insegnamenti desumibili dal simbolismo di ciò che è contenuto nel testo liturgico di ogni Camera.
Nell’intimo, è fondamentale saper riconoscere una profonda affermazione dei valori trasmessi attraverso l’iniziazione e dei principi della Geometria “sacra”, i quali ampliano i confini della percezione esistenziale della nostra costruzione del Sé.
Il simbolo della Squadra e Compasso rappresenta la ricerca dell’equilibrio tra il razionale – quaternario (la squadra) e l’intuitivo -spirituale (il compasso). Questo riferimento simbolico, collegato al Solstizio d’Inverno, può essere interpretato come un invito a cercare l’equilibrio tra Luce e oscurità, nonché tra razionalità e intuizione nel nostro percorso interiore.
In questa ricerca di profondo equilibrio, il rituale 4∴ 7∴ del nostro Rito ci insegna che tutto si rivela attraverso il Quaternario. L’affermazione determina la realizzazione o l’incarnazione del verbo e corrisponde alla negazione del suo opposto. Secondo alcuni insegnamenti, il nome del DEMONIO (o MALE) sarebbe composto dalle lettere invertite del nome di Dio (o BENE).
Durante questa fase solstiziale, riconosciamo che l’oscurità profonda potrebbe essere il riflesso perduto o il miraggio imperfetto della Luce all’interno dell’ombra. Tuttavia, tutto ciò che appare e si manifesta in entrambi gli aspetti, sia nella Luce che nell’ombra, viene svelato attraverso il cor-retto equilibrio del Quaternario.
Nella limitatezza della mia interpretazione, ho notato che l’avanzamento del tema del male richiamato nella sfera esistenziale dell’uomo, secondo vari lasciti mistici del periodo medievale, si sarebbe configurato come una sorta di artificio dialettico, ma si sarebbe accennato anche alla possibilità di possedere un’esistenza positiva indipendente dall’agire umano.
Altri punti di vista mistici suggeriscono che il tetro vada cercato nel processo della vita creata dall’Eterno, tenendo conto anche della Sephirah “Giustizia”, il cui eccesso di potenza può determinare “il grande fuoco divino dell’ira”. La collera produce un disequilibrio per cui le Sephirot “Bellezza” e “Fondamento” potrebbero venire oscurate rispettivamente, facendo venire meno la funzione mediatrice tra gli opposti, di cui anche l’originale colpa edenica.
In molti passaggi tratti all’interno dei lavori svolti nel nostro Rispettabile Triangolo, l’argomento di riflessione ha sempre aperto valenze interpretative proprio nell’ottica del nostro essere massoni e uomini del dubbio.
Tentando di esplorare un concetto come quello riguardate Sitra Achra, ossia l’Altro Lato (reame opposto alla santità), ciò che potrebbe derivare dagli eccessi di forza e di ira collegabili a Gevurah, ci potrebbe portare a meditare sul tema dell’equilibrio al cospetto del dualismo che viviamo in noi.
Durante il Solstizio (ma ovviamente non solo in quel periodo), si potrebbe dedicare più di un momento all’introspezione per riflettere su come armonizzare queste energie.
La sinergia tra riflessione (guidata dalle simbologie della Squadra e del Compasso nelle differenti, cicliche, posizioni) e una connessione più profonda con sé stessi, può condurre alla consapevolezza del proprio cammino.
I suggerimenti che ci guidano portano a intuire come la sacralità debba intrecciarsi anche con i riferimenti riguardanti la Cripta della Piramide, il che potrebbe permetterci di cogliere la vera essenza della nostra esistenza, delle nostre responsabilità, verso noi stessi e verso i nostri fratelli uniti in eggregore.
L’insegnamento simbolico funge da sentiero; si tratta di un viaggio mirato ad avvicinare l’uomo al suo scopo più alto: S.A.D.M., la fonte, l’origine, la causa e la destinazione ultima.
In questa fase di rinascita, allo scoccare della mezzanotte, nel profondo dell’oscurità solstiziale, il Tempio è consumato dalle ombre; tuttavia, questo ci conduce verso la consapevolezza della rinascita, del ripristino del Tempio interiore, il quale, rafforzato dalla nostra volontà, ci consente di abbracciare l’essenza della Luce che sorge dentro di noi.
Michele C.
L’articolo è contenuto nel numero di gennaio 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Il solstizio d’inverno segna un passaggio simbolico centrale nella via iniziatica: l’oscurità diventa occasione di rigenerazione interiore e di riemersione della Luce. Nigredo, V.I.T.R.I.O.L., albero sefirotico e simboli alchemici e astrologici si intrecciano nel percorso dalla dissoluzione dell’ego alla costruzione della pietra interiore. Il dualismo Luce/Ombra, le due Porte zodiacali e l’equilibrio del Quaternario guidano una riflessione profonda sulla trasformazione, sull’armonia tra forze opposte e sul ritorno al Principio (S.A.D.M.), nella consapevolezza del Tempio interiore rinnovato.
Ricevi aggiornamenti sull’uscita dei nuovi numeri della rivista o sulle nostre iniziative direttamente nella tua email.