Il Punto (Un Racconto Breve)

Vi era un uomo, un mistico, che voleva scrivere del significato di Dio. Arrivato quasi a metà della sua vita, aveva già prodotto moltissime riflessioni in merito e molte ancora le stava ultimando in vista di un’ipotetica divulgazione. Un giorno inaspettato venne a fargli visita un angelo. Gli disse:
«Su in Cielo si parla spesso di te, sei il mistico che scrive di Dio. Posso chiederti, se me lo con-cedi, di leggere qualcosa di quello che hai prodotto?»
L’uomo incredulo e con gli occhi sgranati dallo stupore, senza obbiettare più di tanto prese dalla sua libreria piena di fogli sparsi e appunti vari, un grande librone. Era tutto quello che era riuscito a scrivere su Dio, il frutto della sue più profonde meditazioni. C’erano voluti anni per produrre un volume così dettagliato ed imponente come quel libro. L’uomo, nascondendo a fatica il suo orgoglio, porse all’angelo il suo lavoro chiedendogli di poterlo riavere a lettura conclusa, in modo che potesse pubblicarlo con addirittura l’approvazione angelica. L’angelo lo ringraziò moltissimo ed i due si congedarono.
Qualche tempo dopo, l’angelo tornò a far visita all’uomo che nel frattempo stava continuando a produrre altri scritti in merito ai suoi studi. L’angelo gli riconsegnò il volume dicendo: «Ti ringrazio per i tuoi interessanti pensieri, tuttavia seppur il tuo lavoro sia stato vastissimo, non sei riuscito a cogliere il concetto di Dio.»
L’uomo ci rimase molto male per quelle parole; inizialmente si infuriò dicendo che le sue riflessioni non erano semplicemente state capite e che era impossibile che avesse sprecato metà della sua vita esponendo concetti che non riuscivano a descrivere l’unico argomento che aveva veramente a cuore… L’angelo si limitò a sorridere serenamente. L’uomo, una volta tornato in sé, fece promettere al suo ospite di fargli nuovamente visita dopo qualche anno, perché era intenzionato a ricominciare il suo lavoro da capo. L’angelo acconsentì ed i due si congedarono.
Passarono gli anni e a lavoro finito, l’angelo fece nuovamente visita all’uomo.
«In Cielo dicono che hai concluso il tuo nuovo lavoro, ricordo le nostre ultime parole e sono venuto a leggere ciò che hai prodotto, se ancora lo desideri.» Allora l’uomo consegnò all’angelo un libro ancora più voluminoso del precedente e con orgoglio disse: «Ecco, in questo tempo ho riflettuto e meditato veramente a lungo e questa volta credo di essere riuscito a descrivere il concetto di Dio; attendo con ansia il tuo parere» ed aggiunse con un tono sarcastico: «Visto che tu probabilmente lo conosci meglio di me». L’angelo lo ringraziò moltissimo ed i due si congedarono.
Qualche tempo dopo, l’angelo tornò a far visita all’uomo e riconsegnandogli il libro disse: «Ti ringrazio, ma anche questa volta non sei riuscito a cogliere il concetto di Dio.»
L’uomo non si diede pace, ricominciò da capo e l’angelo dopo anni lo andò a trovare ancora ma ebbe sempre la stessa risposta. Giunto quasi alla fine della sua vita l’angelo lo andò a trovare un’ultima volta e l’uomo vedendosi riconsegna-re il libro e sentendosi ripetere che le sue elucubrazioni non si erano nemmeno avvicinate al concetto di Dio, chiese all’angelo di aiutarlo: «Sono vecchio ormai, non so se riuscirò a pro-durre un nuovo volume di riflessioni, ti chiedo, se puoi, di aiutarmi a comprendere, anche solo con un indizio, il concetto di Dio».
L’angelo sorrise e disse: «In realtà è molto più semplice di quello che sembra ma ti accontenterò.»
Il giorno dopo venne a fargli visita. L’uomo era euforico perché si aspettava di ricevere un testo con straordinarie rivelazioni divine, con nozioni filosofiche talmente potenti da scuotere montagne per la loro straordinaria efficacia. Invece, l’angelo gli consegnò solo un foglio dove all’interno era segnato un piccolissimo punto.
L’uomo era incredulo, inizialmente pensava che il suo ospite si stesse prendendo gioco di lui, ma l’angelo continuò: «Questo è un punto, un punto di origine o di fine sta a te deciderlo.»
Il vecchio uomo con arroganza domandò: «Tutto qui?»
«Sì.» disse l’angelo «Te lo dicevo che era più semplice di quello che sembrava, tuttavia non è proprio tutto qui». Indicando quel punto sul foglio aggiunse: «Dio è questo punto, ma anche il bianco del foglio che accoglie il punto, Dio è la mia mano che ti porge questo foglio ma anche la tua che l’accoglie, Dio sono le parole che ci stiamo scambiando, i vuoti tra i nostri silenzi.
Il bianco e il nero, il pieno e il vuoto, il tutto e il nulla. Dio è nella vastità degli universi e nel più piccolo granello di polvere. E gli uomini possono passare la loro intera esistenza nel tentativo di tradurlo in qualcosa di limitato, foss’anche un’intera enciclopedia. Ma la più basilare delle verità è che Dio non può essere capito, può solo essere sentito.
L’uomo rincontrò l’angelo solo successivamente, in altre vesti, su altri piani. Trascorse però il resto del tempo della sua vita terrena a contemplare quel punto. Non aveva più risposte da dare perché a volte sono più importanti le domande. Si limitò a fissare quel punto, dove dentro c’era tutto l’universo.

 

Alberto

L’articolo è contenuto nel numero di gennaio 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Un mistico dedica la vita a scrivere su Dio, ma un angelo, pur leggendo i suoi volumi, gli ripete che non ha colto l’essenza. Solo in vecchiaia riceve una rivelazione: un semplice punto su un foglio. Quel punto diventa simbolo dell’origine e della fine, del pieno e del vuoto, del divino che è in ogni cosa e oltre ogni cosa. La vera conoscenza non è concettuale ma vissuta, non è nel dire ma nel sentire. Così, il silenzio e la contemplazione diventano la sua ultima forma di preghiera.

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